Perché l'aiuola libera a ottobre non va lasciata nuda
Quando a fine stagione togli pomodori, zucchine e fagiolini, l'aiuola resta scoperta fino ai trapianti di primavera, cioè per gran parte dell'autunno e dell'inverno. In questi mesi il terreno nudo perde su più fronti: le piogge dilavano l'azoto che nessuna radice intercetta più, la pioggia battente disgrega gli aggregati superficiali e forma la crosta, e la vita microbica, privata degli essudati radicali, rallenta. Il sovescio autunnale, che gli agronomi chiamano anche concimazione verde, consiste nel seminare proprio ora una coltura che non raccoglierai, ma che taglierai e interrerai a fine inverno per restituire al suolo sostanza organica e azoto. Ottobre è il momento giusto perché il terreno conserva ancora un po' di tepore e le prime piogge garantiscono la germinazione senza bisogno di irrigare. Rispetto al sovescio primaverile, quello autunnale ha davanti molti mesi per lavorare: copre il suolo, trattiene i nutrienti, apre canali con le radici e la massa verde interrata si trasforma in humus. Se nella tua zona il freddo arriva presto, orientati sulle essenze più rustiche e anticipa la semina ai primi giorni del mese.
Leguminose da sovescio: favino, veccia, trifoglio e pisello da foraggio
Le leguminose sono le essenze più preziose per il sovescio autunnale perché ospitano nei tubercoli radicali batteri che fissano l'azoto dell'aria; quando interri la pianta, quell'azoto resta a disposizione dell'ortaggio successivo. Il favino, cioè una fava a seme piccolo, è il più affidabile nel Centro-Nord: ha un fittone che scende in profondità e apre i terreni pesanti e compattati, e regge gelate intorno ai -8/-10 °C. Seminalo a circa 15-20 g per metro quadro, interrando i semi grossi a 4-5 cm. La veccia comune produce molta massa verde tenera, ma ha portamento strisciante e tende a coricarsi, quindi si semina quasi sempre insieme a un cereale che le faccia da tutore, a circa 5-6 g per metro quadro in miscuglio. Il trifoglio incarnato sopporta bene il freddo e copre fitto, mentre il pisello da foraggio cresce rapido nelle zone a inverno mite. Se il terreno è calcareo valuta la lupinella o l'erba medica; se è sabbioso e tendente all'acido, il lupino. Riserva le leguminose soprattutto alle aiuole che in primavera ospiteranno ortaggi esigenti come pomodori, zucche e cavoli, così da ridurre le concimazioni successive.
Graminacee, crucifere e facelia: le essenze che strutturano e proteggono
Accanto alle leguminose, le graminacee come segale, avena e orzo lavorano il terreno in profondità con radici lunghe e fascicolate che legano i suoli sabbiosi e, nelle zone fredde, crescono in fretta proteggendo dal gelo le leguminose seminate insieme. La segale è la più rustica e la più adatta alle semine di ottobre inoltrato, mentre l'avena resiste meno al gelo ma è più facile da interrare. Le crucifere, cioè senape, colza e rafano da sovescio, germinano in pochi giorni e producono molta massa in poco tempo: sceglile se liberi l'aiuola tardi, e tieni presente che rilasciano sostanze con effetto biofumigante utili contro nematodi e patogeni del terreno. Evita però le crucifere dove l'anno prossimo metterai cavoli o altre brassicacee, perché appartengono alla stessa famiglia e la rotazione ne risentirebbe. La facelia è l'essenza tuttofare: germina rapidamente, produce fogliame morbido facile da interrare e, se ne lasci fiorire una parte, nutre api e insetti utili. È però sensibile al gelo, quindi nelle zone interne e in pianura seminala solo nella prima metà di ottobre, oppure accetta che l'inverno la bruci lasciando comunque sul terreno una copertura che protegge dalla pioggia.
Come seminare il sovescio a ottobre e quando interrarlo
Dopo aver ripulito l'aiuola dai residui delle colture estive, lavora il terreno in superficie con una zappa o una forca, senza rivoltarlo, e affina la superficie con il rastrello. Semina a spaglio: le dosi cambiano a seconda dell'essenza, in genere tra 5 e 20 g per metro quadro, con i semi piccoli come facelia, trifoglio e senape coperti appena e quelli grossi come favino e pisello interrati a qualche centimetro. Un miscuglio di leguminose e graminacee, per esempio veccia e segale, dà il risultato più equilibrato: azoto da una parte, struttura e protezione dal gelo dall'altra. Rastrella leggero, compatta con il dorso del rastrello e, se il mese si rivela asciutto, bagna una volta per avviare la germinazione. Il sovescio autunnale si interra tra febbraio e marzo, prima che le piante vadano a seme e preferibilmente all'inizio della fioritura, quando la massa verde è più ricca. Taglia o trincia, lascia appassire qualche giorno sul posto, poi incorpora a pochi centimetri di profondità. Rispetta almeno tre o quattro settimane tra l'interramento e i trapianti primaverili, perché la prima fase della decomposizione sottrae temporaneamente azoto e può disturbare le giovani piantine.





