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Piantare alberi da frutto a radice nuda in autunno

Aggiornato il 17 ottobre 20264 capitoli
Il momento giusto dell'autunno per la messa a dimora

Il momento giusto dell'autunno per la messa a dimora

Piantare alberi da frutto a radice nuda in autunno significa approfittare del riposo vegetativo: la pianta ha perso le foglie, la linfa si è ritirata e le radici, scalzate dal vivaio senza pane di terra, soffrono molto meno il trasferimento. Il periodo utile va dalla caduta delle foglie fino all'arrivo dei geli, quindi in gran parte d'Italia tra la fine di ottobre e dicembre; nelle zone a clima mite puoi proseguire anche nei mesi successivi, purché il terreno resti lavorabile. Più che il calendario, osserva le condizioni del suolo. Se dopo le piogge il terreno è fradicio e si impasta sotto la vanga, rimanda di qualche giorno, perché le radici chiuse in una terra senza aria marciscono facilmente; se invece è gelato in superficie, aspetta il disgelo. L'ideale è una giornata umida ma non piovosa, con terra che si sbriciola tra le dita. Se vivi in montagna o in una zona con inverni molto rigidi, valuta di spostare l'impianto delle specie più sensibili, come pesco e albicocco, verso la fine dell'inverno, mentre melo, pero, susino e ciliegio sopportano bene la messa a dimora autunnale.

Come preparare la pianta prima di interrarla

Quando ritiri gli astoni dal vivaio, controlla che la corteccia sia tesa e non raggrinzita e che le radici siano elastiche, chiare al taglio e senza odore di marcio: una radice scura e secca che si spezza invece di piegarsi è il segno di una pianta sofferta durante la conservazione. Se non puoi piantare subito, tieni gli alberi in tagliola, cioè con le radici coperte da terra o sabbia umida in un angolo riparato del giardino, mai lasciati all'aria. Prima dell'impianto immergi l'apparato radicale in acqua per alcune ore, così che i tessuti riprendano turgore dopo il viaggio. Rifila con una cesoia pulita le radici spezzate o troppo lunghe, lasciando le radichette fini che faranno il lavoro di assorbimento. Molti frutticoltori fanno poi la pralinatura, cioè passano le radici in una poltiglia di terra argillosa, letame maturo e acqua: la pellicola che si forma protegge dalla disidratazione e favorisce il contatto con il suolo. Non potare la chioma oltre lo stretto necessario in autunno: limita gli interventi ai rami rotti e rimanda la vera potatura di formazione alla fine dell'inverno.

La buca, il terreno e la posizione del punto d'innesto

Scava la buca con un certo anticipo, se puoi anche qualche settimana prima, in modo che la terra si assesti e si arieggi; falla ampia almeno il doppio dell'apparato radicale e profonda quanto basta perché le radici stiano distese senza piegarsi. Tieni separata la terra di superficie, più ricca, da quella del fondo. Se il terreno è argilloso e tende a ristagnare, smuovi bene il fondo e mescola sabbia grossolana o materiale drenante, oppure pianta su una leggera baulatura; se è sciolto e povero, incorpora letame maturo o compost nella terra che userai per il riempimento, senza però metterlo a diretto contatto con le radici. Sul fondo forma un piccolo cono di terra fine e appoggiaci sopra la pianta, distribuendo le radici tutt'intorno. L'altezza è il dettaglio che più spesso sbaglia chi è alle prime armi: il colletto deve restare al livello del suolo e il punto d'innesto, quel rigonfiamento visibile sul fusto, deve rimanere qualche centimetro sopra terra, altrimenti la marza emette radici proprie e si perde l'effetto del portinnesto. Pianta il tutore prima di riempire, per non ferire le radici, poi aggiungi la terra a strati compattandola con le mani e con il piede, senza pestare troppo.

Le cure dopo l'impianto, fino alla ripresa di primavera

Subito dopo aver chiuso la buca, innaffia abbondantemente anche se ha piovuto: lo scopo non è solo dissetare la pianta, ma far aderire la terra alle radici eliminando le sacche d'aria. Forma una conca intorno al fusto per trattenere l'acqua delle irrigazioni successive e stendi uno strato di pacciamatura di paglia, foglie o corteccia, lasciando libero il colletto, così il terreno resta umido e protetto dalle gelate più forti. Lega l'astone al tutore con un legaccio morbido a forma di otto, che tenga fermo senza strozzare, e controllalo in primavera quando il fusto comincia a ingrossare. Durante l'inverno le radici lavorano lentamente ma non sono ferme, quindi se la stagione è asciutta intervieni con qualche irrigazione di soccorso, soprattutto sui terreni sabbiosi. Non concimare con prodotti minerali a pronto effetto: la pianta non è in grado di usarli e rischi di bruciare le radici appena formate. Se nella tua zona ci sono lepri o caprioli, proteggi il tronco con una rete o uno shelter. Con queste attenzioni l'albero arriverà alla primavera già ancorato e partirà con un anticipo che quello piantato in vaso a marzo difficilmente recupera.

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