Domanda : bolla del pesco
Come posso trattare il mio pesco contro la bolla? Non è stato fatto alcun trattamento preventivo ed ora ha già molti frutti. Esistono dei prodotti adatti?
Risposta : bolla del pesco
| Bolla del pesco in breve | |
| Nome comune | Bolla del pesco |
| Agente patogeno | Taphrina deformans |
| Piante colpite | pesco |
| Sintomi principali | Deformazione dei germogli e delle foglie. Nei casi più gravi anche dei fiori e dei frutti |
| Causa | Spore |
| Periodo di comparsa | Fine inverno-primavera |
| Fattori predisponenti | Temperature intorno ai 5-8°C e forte umidità (piogge, nebbia) |
| Prevenzione | Pulizia, trattamenti preventivi |
| Cura | È possibile solo arrestarne la diffusione |
La bolla del pesco
Con il nome popolare di bolla del pesco si indica la malattia che colpisce più comunemente e pesantemente il pesco. L’agente patogeno che la causa è la Taphrina deformans, un ascaromiceto, vale a dire un fungo. È capace di provocare danni a carico di tutti gli organi verdi della pianta, cioè foglie, fiori, germogli e frutti e può condizionarne in maniera importante la produzione sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo. È una malattia comune in tutte le regioni d’Italia perché quasi ovunque durante il periodo vegetativo si hanno le condizioni climatiche adatte alla sua manifestazione e diffusione. Al coltivatore inesperto i sintomi possono sembrare simili a quelli di un forte attacco di afidi, ma, come vedremo, vi sono tratti distintivi inequivocabili che, se ci si vuole dedicare alla coltivazione di questo frutto, bisogna imparare a distinguere.
Sintomi della bolla del pesco
I primi sintomi si possono avere all’inizio della primavera, nel momento dell’apertura delle gemme (generalmente viene indicato come “a bocciolo rosa”) Se l’attacco è già avvenuto i germogli appariranno da subito deformi, raggrinziti, con colorazioni viranti all’arancione, al rosso scuro e al viola. Mano a mano che si sviluppano si noteranno formazioni bollose e al tatto risulteranno carnosi e molto fragili. Più avanti nella stagione, di solito, vengono attaccate anche le foglie. I sintomi che si manifestano non sono diversi da quelli a carico dei germogli. Anche le foglie manifesteranno numerose bollosità e risulteranno facilmente danneggiabili al tatto. Inoltre la pagina inferiore apparirà traslucida o quasi trasparente. La pagina superiore, invece, abitualmente piuttosto lucida, prenderà un aspetto molto opaco causato dalla presenza delle fruttificazioni del fungo. Oltre a questo vi sono anche modificazioni cromatiche. Inizialmente il verde si fa più chiaro, quasi clorotico. In un secondo tempo, in corrispondenza delle bolle, compariranno zone rossastre o aranciate. Questa fase danneggia in maniera importante l’albero perché le foglie perdono molta della loro superficie e di conseguenza la fotosintesi clorofilliana viene pesantemente influenzata. La pianta resta priva di energie per portare a termine la fruttificazione. In caso di attacchi imponenti anche i frutti possono presentare delle malformazioni e dei cambiamenti cromatici.
Ciclo biologico
Le spore della bolla del pesco svernano sotto due forme diverse, quella sessuata (ascospora) e quella asessuata. Entrambe si annidano nella corteccia della pianta, nella zona delle gemme, sui ramoscelli o anche a terra su frutti dell’anno precedente andati in decomposizione. Anche le foglie vecchie a terra possono essere un vettore. All’arrivo della stagione primaverile, soprattutto se ci sono frequenti piogge o forte umidità ambientale e le temperature sono ideali (circa 8 °C) si ha la germinazione con la produzione di un tubetto premicelico che fora la superficie vegetale. Il micelio quindi si sposta all’interno dei tessuti e comincia la sua attività. Si ha pertanto la produzione di enzimi che, oltre a favorire il nutrimento, inducono le mutazioni fisiologiche nei tessuti parassitati. Si ha in seguito la liberazione di corpi fruttiferi che formano la patina sulle parti colpite e in particolare sulle foglie. Dopo la rottura delle gemme e il germogliamento se si hanno temperature inferiori ai 15°C e molte piogge o nebbia persistente (l’alto tasso di umidità deve permanere per almeno un giorno) le spore cominciano a spostarsi e ad annidiarsi in altri organi precedentemente non infettati. Se le temperature si mantengono costantemente al di sotto dei 18°C la malattia è libera di continuare a diffondersi e causare danni sempre più grandi: dalla cascola dei fiori alla mancata allegagione dei frutticini. Le foglie perdono le loro peculiarità e diventano mano a mano più fragili, fino a cadere anzitempo. Nei casi più estremi si può giungere al defogliamento completo dell’interno albero Infine vi è la fase saprofitaria, cioè la fase in cui il fungo produce i propri frutti (la patina bianca) e si prepara ad affrontare il periodo invernale per tornare a colpire nell’annata a venire.
Sviluppo bolla del pesco
Come abbiamo detto le spore riescono a superare il periodo freddo rifugiandosi in anfratti, in particolar modo nella zone delle gemme, nelle spaccature della corteccia e sulla cima dei rametti. Lo sviluppo all’inizio della primavera si ha quando vi sono temperature piuttosto basse e una forte umidità ambientale. Se le temperature in febbraio-marzo superano già i 10°C e le piogge/nebbie sono scarse difficilmente vi saranno attacchi precoci. Se vi è lo sviluppo la sua azione rimane poi costante fino a quando non si superano i 25 °C, anche se le temperature ottimali vanno dai 15 ai 18°C. Il fungo al raggiungimento dei 30 °C muore e in genere con l’arrivo dell’estate non arreca più danno. Per arrivare a questa fase indenni, però bisogna mettere in campo tutta una serie di strategie atte a ridurre o, ancora meglio, azzerarne l’impatto durante il periodo invernale-primaverile.
Prevenzione e lotta alla bolla del pesco
Purtroppo ancora attualmente non sono disponibili principi attivi capaci di curare la malattia e di bloccarne in maniera potente ed efficace il diffondersi, soprattutto quando le condizioni ambientali risultino estremamente favorevoli. Le strategie che vengono maggiormente adottate sono quelle preventive che si basano sulla lotta all’insediamento delle spore e al tentativo di evitare che riescano a superare l’inverno sui tessuti della pianta.
Tempistiche degli interventi
- Il primo trattamento preventivo “al bruno” va effettuato in autunno inoltrato, quando le piante risultino completamente spogliate dalle foglie - Si dovrà poi ripetere alla fine dell’inverno (a seconda delle regioni fine gennaio o metà di febbraio) - Un terzo intervento (consigliabile se vi sono state affezioni gravi negli anni precedenti o se abbiamo piante particolarmente soggette a questa malattia, come le nettarine) va effettuato appena si nota il primo gonfiarsi delle gemme e comunque precedentemente al raggiungimento della fase dei bottoni rosa. - In caso di gravi attacchi sulla vegetazione è possibile intervenire con dosi blande (0,2% di ziram) due o tre volte nelle fasi di scamiciatura e di accrescimento dei frutti, tenendo presente che questi trattamenti ostacolano il diffondersi della malattia, ma non sono curativi. Ricordiamoci che perché i trattamenti siano veramente efficaci è necessario che questi asciughino completamente sulla pianta. Questo avviene soltanto se nelle 24 ore successive non si avrà pioggia. Se in questo arco di tempo vi fossero precipitazioni più o meno forti bisognerà ripetere la procedura se si vuole essere sicuri di risultare coperti. Può rivelarsi molto utile, specie se le infezioni si ripetono anno dopo anno, eliminare in primavera i primi germogli delle piante. Chiaramente la pulizia del frutteto in autunno o alla fine dell’inverno è basilare. Visto che le spore svernanti sono capaci di rimanere attive sulle foglie a terra e anche sui frutti è bene dedicarsi attentamente alla rimozione di tutto il materiale, compresi i rami derivanti dalle potature. L’ideale è procedere bruciandole. Se il regolamento del nostro comune non lo consente trasportiamo il tutto presso un centro per lo smaltimento del verde. Per una completa disinfezione si può procedere anche con una vaporizzazione al suolo degli stessi prodotti utilizzati sulle chiome.
Trattamenti pesco
Attualmente i prodotti di sintesi più utilizzati risultano lo ziram (dimetilditiocarbammati), la dodina e il captano. In agricoltura biologica i trattamenti autunnali si effettuano anche con rameici - Solfato rameico: di solito non viene utilizzato in purezza per la sua fitotossicità e per la sua scarsa persistenza. - Poltiglia bordolese: in pratica è solfato rameico più o meno neutralizzato tramite aggiunta di idrossido di calcio. Una volta veniva miscelato direttamente, oggi sono disponibili formulazioni pronte che possono tra l’altro essere utilizzate in combinazione con altri principi attivi (per esempio insetticidi) per ridurre il numero di interventi. - Ossicloruro di rame: è meno tossico del solfato rameico L’utilizzo di rameici è un’ottima scelta in quanto risultano molto efficaci su questo tipo di patogeni. Possiamo però aggiungere che sono il prodotto d’elezione anche per molte altre affezioni e quindi il loro utilizzo è polivalente aiutandoci a difendere la pianta da diverse fisiopatie con un unico intervento. Ad alte dosi però, soprattutto per il pesco, il rame risulta fitotossico. È bene quindi utilizzarlo solo a dosi blande durante il periodo invernale e evitarne l’impiego sulla vegetazione. In agricoltura biologica, non potendo utilizzare prodotti di sintesi, in questa fase si può ricorrere al polisolfuro di calcio. L’utilizzo di altri agrofarmaci durante la primavera e l’estate, soprattutto quelli a base di zolfo (utili per la monilia e l’oidio) hanno il vantaggio di ridurre notevolmente l’inoculo e pertanto risultano un fattore positivo.
Scelta delle varietà
Se nella nostra zona il problema è molto diffuso a causa di fattori climatici predisponenti è bene inserire piante dalla comprovata resistenza e evitare invece varietà particolarmente sensibili come le pesche nettarine o quelle a pasta gialla.
Potatura del pesco
Un aspetto a cui prestare attenzione, sia come elemento preventivo che come rimedio in caso di attacco da parte della bolla, è quello riguardante la potatura del pesco. La bolla, infatti, si sviluppa a causa di un fungo e i funghi trovano un terreno fertile con condizioni di maggiore umidità e ombra. Procedendo con una corretta potatura si potrà quindi avere una buona aerazione della chioma e dei rami, che avranno una migliore esposizione ai raggi solari e una minore probabilità di essere colpiti dal fungo. Potare il pesco risulta anche fondamentale per eliminare i rami più colpiti, in modo che la patologia si diffonda il meno possibile. E' bene ricordare che per evitare il diffondersi delle spore occorre procedere con la distruzione dei rami tagliati bruciandoli. Va ricordato che la potatura si sviluppa in due fasi, una invernale e una estiva. Negli interventi invernali si tagliano i rami dello stesso anno, in quanto il pesco produce frutti sui rami dell'anno precedente, con la potatura estiva, invece, si tolgono i rami che non consentono un buon respiro della chioma. Questo intervento si esegue generalmente nel mese di luglio.
Domande frequenti
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Quali sono i sintomi iniziali della bolla del pesco?I primi sintomi compaiono in primavera, all'apertura delle gemme (fase 'bocciolo rosa'). I germogli appaiono deformi, raggrinziti e assumono colorazioni anomale come arancione, rosso scuro o viola. Successivamente, le foglie sviluppano protuberanze bollose, inspessendosi e diventando fragili. La pagina fogliare inferiore diventa traslucida, mentre quella superiore perde lucentezza e presenta macchie rossastre o aranciate. In casi gravi, anche fiori e frutti subiscono deformazioni.
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Quando effettuare i trattamenti preventivi contro la bolla?La prevenzione richiede tre momenti chiave. Il primo trattamento 'al bruno' va fatto in autunno inoltrato, quando la pianta è spoglia. Il secondo si effettua a fine inverno (fine gennaio/metà febbraio). Il terzo intervento è cruciale e va eseguito appena le gemme mostrano il primo rigonfiamento, ma prima della fase dei 'bottoni rosa'. Questi trattamenti, solitamente a base di rame, sono essenziali per disinfettare la pianta prima che il fungo si attivi con le piogge primaverili.
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Esiste una cura definitiva per la bolla del pesco una volta comparsa?Non esistono prodotti chimici in grado di curare efficacemente la malattia una volta che i sintomi sono visibili sulla vegetazione. Gli interventi successivi alla comparsa hanno solo uno scopo contenitivo, mirato ad arrestare la diffusione del fungo. Se la comparsa è tardiva e il caldo è arrivato, si può limitarsi a rimuovere e distruggere le foglie colpite. L'unica vera strategia è la prevenzione rigorosa attraverso i trattamenti autunnali e primaverili anticipati.
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Quale ruolo gioca il clima nello sviluppo della bolla del pesco?Il fungo Taphrina deformans prospera con temperature fredde e alta umidità. Le spore germinano idealmente attorno agli 8°C, con un intervallo ottimale tra 15°C e 18°C. La malattia si diffonde rapidamente se ci sono piogge frequenti, nebbia persistente o umidità elevata per almeno un giorno. Quando le temperature superano i 25-30°C, il fungo cessa la sua attività e muore, spiegando perché la malattia è limitata ai periodi freddi primaverili.
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Come prevenire la ricomparsa della malattia negli anni successivi?Per evitare recidive, è fondamentale la pulizia del frutteto. Tutte le foglie cadute, i frutti marci e i rami potati devono essere rimossi e distrutti (bruciati o conferiti in discarica), poiché ospitano le spore invernali. Si consiglia inoltre una vaporizzazione al suolo con gli stessi prodotti usati sulle chiome per disinfettare il terreno. La potatura è altrettanto importante: favorisce l'aerazione e l'esposizione solare, riducendo l'umidità stagnante che favorisce il fungo.
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Quali varietà di pesco sono più resistenti alla bolla?Se la tua zona è soggetta a piogge primaverili frequenti, è consigliabile scegliere varietà geneticamente resistenti. Generalmente, le pesche nettarine e quelle a pasta gialla sono particolarmente sensibili e dovrebbero essere evitate in aree a rischio. Optare per cultivar selezionate per la resistenza alle crittogame riduce drasticamente la necessità di interventi chimici e il rischio di danni economici alla produzione.













