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Terriccio di foglie: come farlo con le foglie cadute

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
Cos'è il terriccio di foglie e in cosa si distingue dal compost

Cos'è il terriccio di foglie e in cosa si distingue dal compost

Il terriccio di foglie è il materiale scuro, soffice e friabile che si ottiene lasciando decomporre le foglie cadute degli alberi a foglia caduca, da sole e senza altri scarti. Nel bosco è lo stesso processo che forma la lettiera e, sotto di essa, l'humus: le foglie si accumulano, l'umidità le ammorbidisce e funghi, batteri e piccoli organismi del suolo le trasformano nel giro di una o due stagioni. In giardino puoi riprodurre questo ciclo con pochissima fatica, e con un materiale che ogni autunno ti ritrovi gratis sul prato e nei vialetti. La differenza con il compost sta nel modo in cui avviene la decomposizione. Nella compostiera lavorano soprattutto i batteri, il cumulo scalda e il risultato è ricco di nutrienti; le foglie, invece, sono povere di azoto e ricche di carbonio, quindi vengono demolite in prevalenza dai funghi, a freddo e con lentezza. Il prodotto finale contiene pochi elementi nutritivi, ma trattiene l'acqua quasi quanto la torba e migliora in modo evidente la struttura del terreno, sia nei suoli argillosi e compatti sia in quelli sabbiosi che asciugano in fretta. Per questo i giardinieri lo considerano un ammendante, cioè un correttivo della struttura, più che un concime.

Quali foglie raccogliere e quali è meglio lasciare da parte

Non tutte le foglie si decompongono alla stessa velocità, e la scelta della materia prima decide quanto aspetterai. Le più rapide sono quelle sottili di acero, frassino, betulla, tiglio, carpino e nocciolo, che in condizioni favorevoli diventano terriccio in circa un anno. Quercia, castagno, faggio e platano hanno foglie più coriacee e ricche di tannini: danno un terriccio di foglie eccellente, ma hanno bisogno di più tempo, e conviene trinciarle passando sul mucchio con il tosaerba a cestello, che le raccoglie e le sminuzza insieme. Le foglie di sempreverdi come alloro, magnolia e leccio e gli aghi delle conifere si degradano molto lentamente: usale in piccola quantità o destinale a un cumulo separato per le acidofile. Lascia da parte le foglie di noce, che contengono una sostanza capace di frenare la crescita di molte piante, e quelle raccolte lungo strade trafficate, sporche di polveri e residui di combustione. Scarta anche il fogliame con macchie, muffe o gallerie di insetti minatori, frequenti su ippocastano e platano: in un cumulo freddo i patogeni sopravvivono e li riporteresti in giardino. Raccogli quando le foglie sono umide, dopo una pioggia o una mattina di rugiada, perché l'acqua avvia la decomposizione, e usa un rastrello a denti larghi per non strappare il prato.

Come costruire il cumulo e quanto tempo serve perché maturi

Per fare il terriccio di foglie non serve una compostiera: basta un recinto di rete metallica a maglia fine, fissata a quattro paletti, con lati di circa un metro, sistemato in un angolo ombreggiato e riparato dal vento, dove le foglie restano umide senza volare via. Riempilo pressando leggermente ogni strato e bagna man mano se il materiale è asciutto, perché un cumulo secco al centro si ferma per mesi. Se hai poco spazio, lo stesso risultato si ottiene nei sacchi neri da giardino riempiti di foglie bagnate, chiusi e forati sui lati e sul fondo per far circolare un po' d'aria: appoggiali dietro una siepe e dimenticali. Da qui in poi il lavoro lo fanno i funghi, e la pazienza conta più della tecnica. Controlla ogni due o tre mesi che il contenuto sia umido come una spugna strizzata e rivoltalo con il forcone una o due volte l'anno per mescolare le parti esterne con quelle interne. Dopo circa dodici mesi avrai un materiale ancora grossolano, già ottimo come pacciamatura; dopo diciotto o ventiquattro mesi otterrai un terriccio fine, scuro e dal profumo di sottobosco. Se vuoi accelerare, aggiungi qualche manciata di sfalcio d'erba fresco o una palata di terra di giardino, che portano azoto e microrganismi, senza però trasformare il cumulo in un compost misto.

Come usare il terriccio di foglie maturo in aiuole, orto e vasi

Il modo più semplice di usarlo è come pacciamatura: uno strato di circa cinque centimetri steso in autunno o a fine inverno sulle aiuole, sotto arbusti, rose e piccoli frutti, tenuto un po' lontano dai colletti per non favorire marciumi. Limita le infestanti, mantiene il terreno fresco e umido in estate e attira i lombrichi, che nel giro di una stagione lo incorporano da soli negli strati più profondi. Nell'orto puoi vangarlo leggermente nei primi venti centimetri prima delle semine primaverili, dove alleggerisce i terreni pesanti e aiuta quelli sabbiosi a trattenere l'acqua e i nutrienti dei concimi che distribuirai in seguito. Il terriccio di foglie ben maturo, passato al setaccio a maglia larga, serve anche nei miscugli per i contenitori: mescolato in parti uguali con terra di giardino e sabbia grossolana dà un substrato soffice e drenante per semine e trapianti, mentre unito al compost maturo può sostituire buona parte della torba nei vasi delle ornamentali. Ricorda però che è povero di nutrienti e non sostituisce la concimazione: consideralo il correttivo che rende il terreno ospitale e integra con compost o concime organico per nutrire davvero le piante. Il vantaggio è un giardino che si rigenera con quello che produce, senza comprare sacchi di torba ogni primavera.

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