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Rifugio per ricci e insetti in giardino con foglie e legna

Aggiornato il 18 ottobre 20264 capitoli
Perché foglie e legna morta sono un rifugio e non un disordine

Perché foglie e legna morta sono un rifugio e non un disordine

Un rifugio per ricci e insetti in giardino nasce quasi sempre da quello che in autunno siamo abituati a eliminare: le foglie cadute e i rami della potatura. Nei giardini troppo curati il legno morto e la lettiera di foglie sono spariti, eppure buona parte della piccola fauna dipende proprio da questi materiali. Il riccio vi cerca un giaciglio asciutto per il letargo, i coleotteri e le crisope vi passano la stagione fredda, i rospi vi trovano fresco e umidità, mentre lo scricciolo e altri piccoli uccelli vengono a frugarvi in cerca di larve. La decomposizione lenta della legna richiama funghi, isopodi e larve, che a loro volta nutrono chi abita il cumulo: si forma un piccolo ecosistema che si regge da solo, a patto di concedergli tempo e tranquillità. Per te che coltivi il giardino il vantaggio è concreto, perché un riccio adulto consuma ogni notte lumache, limacce e larve del terreno, e gli insetti predatori che svernano tra i rami riprendono il lavoro in primavera sulle tue bordure e sull'orto.

Dove collocare il rifugio e come renderlo raggiungibile

Prima di accumulare il materiale scegli con cura il punto, perché la posizione conta più della quantità di rami. L'angolo adatto è tranquillo e poco frequentato, in mezz'ombra, riparato dal vento dominante e possibilmente addossato a una siepe o a un muro: i ricci amano poter sparire sotto una copertura appena escono dal nascondiglio. Tieni il cumulo lontano dalla terrazza, dall'area giochi dei bambini e dalla compostiera molto attiva, e in generale da edifici, barbecue e cancelli. Se il giardino è piccolo non rinunciare: basta uno spazio di circa un metro per un metro. Il riccio percorre ogni notte distanze notevoli passando da una proprietà all'altra, quindi una recinzione chiusa fino a terra lo esclude dal tuo rifugio oppure lo intrappola in un'area troppo piccola, dove il cibo finisce presto. Lascia un varco alla base della rete o sotto la siepe, di circa 13 centimetri per lato, e verifica che non ci siano scalini, griglie o vasche con pareti lisce da cui l'animale non riuscirebbe a risalire. Se hai un laghetto, una tavola ruvida appoggiata al bordo gli fa da rampa di uscita.

Come stratificare rami, foglie e steli cavi per ricci e insetti

Una volta scelto il posto, procedi dal materiale più grosso a quello più fine, lasciando vuoti ovunque: sono le cavità, non la massa, a rendere abitabile il cumulo. Pulisci il terreno senza calpestarlo troppo e posa alla base ceppi e rami robusti ben distanziati, quindi incrocia sopra rami di calibro medio per formare gallerie e camere interne. In superficie aggiungi ramaglie sottili e, nelle cavità più basse, infila manciate di foglie secche con un po' di paglia o fieno asciutto: è il materiale con cui il riccio prepara il nido per il letargo, di solito tra ottobre e novembre. Come riferimento considera una base di circa un metro, un metro e mezzo di lunghezza per un metro di larghezza, con un'altezza tra 60 centimetri e un metro; se la zona è ventosa, blocca i rami esterni con qualche picchetto. Per accogliere anche gli insetti utili integra il cumulo con tronchetti di legno duro non trattato, forati con punte di diametro diverso, e con fasci di steli cavi di canna o sambuco, legati e riparati dalla pioggia: le api solitarie vi deporranno le uova. Lascia una parte delle foglie anche sotto le siepi come pacciamatura naturale, perché conserva umidità nel terreno e offre terreno di caccia a chi vive nel rifugio.

Quando non toccarlo e quali errori evitare

Il rifugio funziona solo se dopo averlo costruito lo lasci in pace. Dall'autunno fino alla primavera inoltrata non smuovere il cumulo, non spostare i rami e non raccogliere le foglie che vi si sono accumulate attorno: un riccio in letargo è immobile e freddo al tatto, e un disturbo lo costringe a svegliarsi consumando riserve che non può più recuperare. Se devi proprio intervenire, fallo a fine primavera e procedi con le mani, dal lato opposto all'ingresso. Lo stesso vale per qualsiasi mucchio di sterpaglie che pensi di bruciare: controllalo pezzo per pezzo prima di accendere, o meglio spostalo nel punto del falò solo poco prima. Evita poi i lumachicidi e gli insetticidi in tutto il giardino, perché avvelenano proprio le prede di cui il riccio si nutre, e tieni il decespugliatore lontano dai bordi delle siepi e dall'erba alta senza averli prima ispezionati. Non lasciare latte, che i ricci non digeriscono: se vuoi aiutarli nei periodi di siccità basta una ciotola bassa d'acqua. Se trovi un animale ferito, che barcolla o che gira in pieno giorno, non tenerlo in casa e contatta il centro di recupero per la fauna selvatica più vicino o un veterinario.

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