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Foglie e rami d'autunno nel biotrituratore: cosa si può triturare

Aggiornato il 15 ottobre 20264 capitoli
Rami, ramaglie e potature di siepe: il materiale che la macchina lavora meglio

Rami, ramaglie e potature di siepe: il materiale che la macchina lavora meglio

Il biotrituratore nasce per ridurre il legno, quindi i rami delle potature autunnali sono il materiale che lavora meglio: ramaglie di alberi da frutto e di arbusti ornamentali, sfalci di siepe, fusti secchi delle perenni che hai tagliato a fine stagione e perfino le canne delle graminacee ornamentali, con l'avvertenza che i pennacchi spargono lanugine ovunque. Verifica sempre il diametro massimo indicato dal costruttore sulla tramoggia o nel manuale: un modello elettrico da giardino gestisce in genere rami di pochi centimetri, mentre per branche più grosse serve una macchina a scoppio o un modello professionale. Lavora il legno quando è ancora fresco di taglio, perché i rami appena potati si sminuzzano in modo pulito e con meno sforzo per il motore. Se invece li lasci accatastati per settimane sotto la pioggia, le fibre si impregnano d'acqua e le lame si smussano più in fretta. Introduci i rami dalla parte del taglio, pochi alla volta, lasciando che la macchina li tiri dentro da sola: ottieni un trinciato più regolare e riduci gli intasamenti.

Foglie secche e scarti teneri: come evitare che impastino la tramoggia

Le foglie d'autunno si possono triturare, ma vanno trattate diversamente dai rami. Quando sono bagnate o già in decomposizione tendono a impastarsi, aderiscono al rullo o alle lame e bloccano lo scarico; per questo conviene lasciarle asciugare qualche giorno all'aperto, al riparo dalla pioggia, e introdurle alternate a manciate di ramaglie, che tengono pulito il sistema di taglio e aiutano a spingere il materiale verso l'uscita. Lo stesso vale per l'erba tagliata e per i residui verdi delle aiuole: in piccole quantità e miscelati al legno passano senza problemi, da soli formano un ammasso umido. Conta anche il tipo di macchina. I modelli a rullo, che schiacciano e spezzano il legno, rendono bene con rami e ramoscelli ma fanno fatica con il fogliame sottile; quelli a lame o a turbina sminuzzano con più facilità il materiale tenero, come i resti delle siepi e le foglie larghe di platano o fico. Se il tuo giardino produce soprattutto foglie, valuta se non sia più pratico passarle con il tosaerba a raccolta e riservare il biotrituratore ai rami.

Cosa tenere fuori: radici con terra, scarti di cucina e legno fradicio

Non tutto ciò che raccogli in autunno può entrare nella tramoggia. Le zolle di radici piene di terra e le erbacce estirpate con il pane di terra sono tra i materiali più dannosi: sabbia e sassolini consumano i taglienti in poche ore, e la terra umida sporca l'interno della macchina. Scuoti bene le radici o lavale e lasciale asciugare prima di sminuzzarle. Evita anche gli scarti di frutta e verdura, compresi i frutti caduti e marci sotto gli alberi: sono acidi e troppo umidi, non danno un trinciato utile e possono danneggiare il biotrituratore. Vanno direttamente nella compostiera. Tieni fuori il legno fradicio, le assi trattate, i pezzi con chiodi o filo di ferro e qualunque materiale che non sia vegetale. Un discorso a parte meritano le piante tossiche come tasso e thuja: la triturazione è possibile e il compostaggio ne degrada le sostanze, ma indossa guanti, occhiali e maniche lunghe, perché la segatura e la linfa possono irritare la pelle. In ogni caso, usa l'equipaggiamento di protezione indicato nel manuale e tieni mani e viso lontani dalla bocca di carico.

Dal trinciato al giardino: pacciamatura, compost e stoccaggio degli scarti

Una volta sminuzzati, foglie e rami d'autunno occupano una frazione del volume iniziale e diventano una risorsa. Il cippato più legnoso, ottenuto dai rami, è adatto come pacciamatura sotto siepi, arbusti e alberi da frutto: steso in uno strato di qualche centimetro protegge il terreno dal gelo, trattiene l'umidità e limita le infestanti, decomponendosi lentamente nel corso dell'inverno. Il materiale più fine, con molte foglie, è invece la base migliore per il compost, perché le foglie secche apportano carbonio e i residui verdi apportano azoto; alternando strati di trinciato legnoso e scarti teneri ottieni un cumulo che si scalda e matura senza cattivi odori. Se non hai una compostiera o lo spazio per un cumulo, puoi comunque sfruttare la riduzione di volume: raccogli il trinciato in sacchi o in un bidone e portalo all'isola ecologica, dove viene avviato al compostaggio. Lasciare i rami interi, al contrario, significa viaggi ripetuti e cataste che restano in giardino per mesi, con il rischio che diventino rifugio per parassiti.

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